Quando una è un piccione viaggiatore.
Da quando sono appiedata pare che io debba essere ovunque. Ieri avevo un corso a Milano, una rottura di coglioni pari solo a un grappolo di emorroidi.
Ovviamente chi poteva andare se non il caso umano dell'ufficio?
C'era però il dubbio sull'uso dell'automezzo.
Tutti in famiglia avevano bisogno della macchina. Ottimo, penso io, così non vado.
Nain. Quando una cosa è una immare rottura di minchia la macchina si trova sempre: il catorcio di mio padre.
Dal momento che dovevo andare a San Donato, posto nel buco del culo del mondo, m'è toccato svegliarmi all'alba e rinunciare così alla finale della talpa, lasciandomi con questo atroce dubbio su chi è la talpa, dal momento che la mia amica mi ha mandato un messaggio dicendomi che la talpa era Vallesi e i piccioli sono stati vinti da Ciufoli, dal momento che su radio 105 hanno detto l'esatto contrario, e dal momento che il tg5 ha annunciato che i piccioli sono stati vinti da Sperti e la talpa era Ciufoli. Sapendo ciò mi son girati ancora di più i coglioni.
Parto, autostrada tutto bene, ci manca ancora dal momento che oramai ho contribuito pesantemente, con i miei duemiliardi di pedaggi alla sua manutenzione. Poi prendo la tangenziale. Ovviamente è intasatissima. Conscia che avrei sbagliato strada, faccio il percorso con le mani sudate e la tachicardia, e noto che sta cazzo di tangenziale per arrivare a sto cazzo di San Donato è lunghissima. Prolasso dell'utero.
Arrivo finalmente all'uscita di San Donato. Dovevo andare in un determinato posto dove ovviamente c'erano ben due uscite. Dal momento che avevo chiesto a quel porco dell'assicuratore quale dovevo prendere e dal momento che quel porco mi ha indicato la strada sbagliata (la prima a destra, mi raccomando) auguro al mastro geppetto che gli sta scalpellando il letto di bonsai giapponese che gli venga l'artrosi alle mani istantanea.
Prendo l'uscita sbagliata, me ne accordo dall'allontanarsi inesorabilmente dell'edificio enorme. Cazzo, cazzo, cazzo...le mani sono in un bagno ingestibile. In situazioni normali quando sbaglio strada sono così nel pallone che continuo a sbagliarla inesorabilmente, andando a finire a monculonia. A sto giro, mi stupefaccio anch'io, ho preso la prima uscita che indicava il centro di sto cazzo di San Donato e mentre la prendo prego che mi mandi da qualche parte che lontanamente si avvicini a un centro abitato.
Dopo interminabili giri, otto sensi vietati e 4 rotonde, tutte intorno, bada ben, all'edificio, finalmente arrivo alla via dove c'è l'entrata, e mi tuffo nel parcheggio sotterraneo. Ovviamente da brava topolina di campagna che non ha mai parcheggiato in un parcheggio sotterraneo sono costretta a suonare alla tipa dello sgabiotto, formando così una coda interminabile dietro di me. Prendo il biglietto e mi tuffo sul sedile sperando di non incrociare nessuno sotto che voglia scaldarsi le mani sulla mia faccia.
Parcheggiato il catorcio ora devo capire dove uscire, e decido di seguire una tipa con un passo speditissimo che mi guarda sospettosa. Una volta salita in superficie mi accorgo che la tipa è uscita dalla parte più comoda al suo edificio e io mi sparo altri 2 km al freddo e al gelo.
Entro nel mitico edificio, una schifezza tutta vetri divisa in tre torri A,B e C.
Dico al tipo della receptions che devo fare un corso, il tipo mi guarda come se gli avessi detto che mi ero appena cagata addosso,e mi mette in mano un badge ( neanche da Damiani c'è tanta sicurezza ) e mi indica un piano.
Peccato che i corridoi fossero tutti uguali, t-u-t-t-i uguali, molto simili al corridoio dove girava in triciclo il figlio di Jack Nicolson in Shining, peccato che non ci fossero targhette, da ne-ss-u-na parte, peccato che non ci fosse ne-ss-u-no nei corridoi. Mi sembrava di essere arrivata a una festa quando la festa era finita da un pezzo.
Giro per ben 20 minuti in quel cazzo di piano, mi faccio da A, a B, passando anche un po' da C, niente. Prendo l'ascensore convinta di andare al secondo piano e noto con estremo stupore che mi sbatte al piano terra.
Comincio a soffrire di labirintite.
Vado dal tipo della receptions quasi in lacrime dicendogli che se non mi accompagnava l'avrei fatta lì vicino alla sua sedia.
Mi dice che ha sbagliato a darmi l'indicazione e che il piano è il secondo. Coglione, hai solo quello da fare e ti sbagli pure??
Stessa trafila, incontro però un'indigena del luogo che mi porta fino davanti alla porta, stringendole la mano la ringrazio come se mi avesse dato i numeri vincenti del superenalotto. Lei mi guarda come se io avessi vinto il superenalotto e avessi buttato via la ricevuta.
Alla fine una volta seduta non mi sono più alzata, neanche per far la pipì...rischiare di girare per ore per trovare il cesso e farla in un cestino della carta sarebbe stato troppo..anche per me.